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Sorì, Liquore di Carciofo Astigiano del Sorì - 50cl

Prezzo di listino €31,00

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Sorì non è un semplice liquore: è un brindisi al pragmatismo rurale. Dal Carciofo Astigiano del Sorì, freschissimo Presidio Slow Food strappato all’oblio, un estratto alcolico ottenuto attraverso la macerazione a freddo di foglie e carducci, agrumi e spezie. Questa è la ricetta del Sorì, ma i veri ingredienti di questo liquore sono le relazioni e le esperienze delle persone che lo hanno prodotto. Dalla visione olistica delle carciofaie biologiche di Stefano Scavino (aka Duipuvrun) a Costiglilole d'Asti, alla fine arte del dosaggio e dell'assemblaggio di Chinati Vergano, il Sorì è fatto sia per essere miscelato, sia per un on the rocks a chiusura del pasto. Ha le spalle larghe, e credeteci: non teme spregiudicati abbinamenti enogastronomici. Sorì porta sorrisi, ma il suo nome lo deve all’ambiente di coltivazione; in piemontese il “sorì” è infatti il termine atto ad evocare gli assolati versanti collinari a sud. Sono solitamente le vigne ad aggiudicarsi queste invidiabili esposizioni, ma i piccoli appezzamenti di Sorì riescono a farsi largo. In questo habitat paradisiaco, il carciofo si presta ad essere coltivato senza l’uso di pesticidi e con una fertilizzazione organica del terreno, spesso associata all’uso di colture di copertura. "Un consumo responsabile di Sorì contribuisce a combattere la perdita traumatica del senso del luogo", dice Stefano: la nostra salvezza. 

Ingredienti: Carciofo Astigiano del Sorì, alcool etilico biologico da grano, zucchero di canna bianca (19%), agrumi, spezie 
35% vol

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Stefano Scavino è un un orticoltore di professione e un architetto per formazione. Un animo dalle radici contadine lo porta a fondare Duipuvrun nel 2015, un orto di collina a Costigliole d'Asti, dove coltiva, oltre a molti altri ortaggi, il Carciofo Astigiano del Sorì. Qua è dove è nato il percorso di valorizzazione di questa varietà. Il lavoro di Stefano guarda al paesaggio, alla progettazione, alla gastronomia e alla biodiversità. Questo il punto di partenza, e da là a muoversi verso un concetto di lavoro contadino come trasformazione, come atto politico che lo riconosce e avvalora. Stefano lo ha fatto a Duipuvrum, ma il suo contributo pragmatico è arrivato fino all’orto di Braja. Non potremmo essere più entusiasti di accoglierlo qui, con il suo Sorì.

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